TATUAGGI COME “RITI DI PASSAGGIO PRIVATI” ED ESPERIENZE TRANSIZIONALI

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Nella mia esperienza clinica, i tatuaggi hanno spesso il valore di “riti di passaggio privati” [1].

In quanto situati sulla pelle, cioè sul confine fra il dentro e il fuori, i tatuaggi testimoniano contemporaneamente agli altri e a se stessi la trasformazione che si sta attraversando. A quali altri sono destinati, in specifico, varia da caso a caso e un qualche piccolo indizio lo può fornire la zona della pelle, visibile facilmente a chiunque o solo alle persone più intime, in cui sono situati. Ma gli altri a cui sono diretti possono anche rappresentare aspetti di sé proiettati, incarnare dinamiche relazionali interne.

Una mia paziente [2] si è presentata un giorno con un albero possente tatuato sulla spalla che rappresentava per lei l’ex fidanzato con cui aveva rotto malamente la relazione, come capitava regolarmente con tutte quelle fino ad allora intrecciate, una via l’altra senza soluzione di continuità. Del resto nella storia familiare di questa paziente, modalità aggressive e violente erano molto presenti, sia fra i genitori sia nei suoi stessi confronti. In quel momento del suo percorso psicoanalitico, il tatuaggio indicava tuttavia un aspetto inedito che cominciava ad affacciarsi, la possibilità cioè di tenere finalmente traccia delle relazioni, disturbate sì, ma comunque significative, e di poterci riflettere facendosi carico del senso di colpa, senza doverlo evacuare immediatamente, per le proprie modalità aggressive. Il tatuaggio rappresentava un memento, ma anche la possibilità di trattenere con sé, sul proprio corpo, le cose buone che pur c’erano state nella relazione finita.

Non solo, dunque, perché a mezzo fra il dentro il fuori, ma anche per il fatto di essere realizzati attraverso una incisione sul corpo, più o meno dolorosa, è come se i tatuaggi fossero anche a mezzo fra il corporeo e il mentale, sulla via che porta alla simbolizzazione. Il corpo testimonia un qualcosa che la mente non ha ancora fatto del tutto suo (però in parte sì, poiché è la mente che prende la decisione di arrivare a tatuarsi), ma che, grazie al corpo scalfito per sempre, si spera potrà prima o poi assumere.

Il tatuaggio – dicevo – testimonia una trasformazione in atto, ne è al contempo promotore e conseguenza, come se senza di esso non si fosse sicuri di star davvero facendo la muta, che le parti nascenti di sé ce la faranno a vedere definitivamente la luce. La necessità di una immagine o di una scritta da esporre sul corpo ha spesso a che fare con il rendersi/sentirsi più visibili a se stessi e al mondo, o rendere più visibili, attraverso lo sguardo proprio ed altrui, gli stati emergenti di sé. Il tatuaggio è perciò – o può essere – una esperienza transizionale. La potenza creativa del tatuaggio, a prescindere dal suo valore artistico, sta proprio in questa valenza rafforzativa rispetto a un qualcosa di inedito e a un passaggio in fieri.

Anche la scelta del disegno o della scritta e dello stile degli stessi, ovviamente, concorre a definire il senso del tatuaggio che, come per i sogni, non assume un valore identico per tutti, ma dipenderà dall’immaginario, dal senso estetico e dalla storia di ciascuno.

[1] La terminologia “rito di passaggio privato” di cui faccio uso è di per sé impropria, dal momento che un rito di passaggio in senso stretto è un rituale collettivo, gestito dalla comunità di appartenenza, che segna il transito da uno status sociale ad un altro. I tatuaggi di oggi rappresentano, invece, un rito per lo più privato, in considerazione anche del fatto che sono diffusi in cerchie sempre più ampie di persone sia per età che per appartenenza socio-culturale, ma pur sempre di passaggio nell’evoluzione psicologica individuale.

[2] La descrizione del caso è stata appositamente alterata quel tanto necessario a impedire di individuare la paziente; le modifiche non alterano la coerenza psicologica dello stesso e, nella sostanza, rimane invariato l’aspetto esemplificativo della vignetta clinica quanto all’obiettivo dell’articolo.

Marisa Faioni – psicologa psicoterapeuta dell’adulto e dell’adolescente – Milano

psicoterapia individuale – di coppia – di gruppo

http://www.psicoterapia-milano.eu