UN DISTURBO SESSUALE MOLTO FREQUENTE: LA EIACULAZIONE PRECOCE

 

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Antonio Canova, Amore e Psiche, 1788-1793, Museo del Louvre

 

La eiaculazione precoce è un disturbo sessuale piuttosto frequente che può creare notevole sofferenza psicologica e relazionale, individuale e di coppia.

Anche se nel nome vi è una inequivocabile indicazione temporale (“precoce”), si è ampiamente discusso su come il disturbo vada esattamente definito. Poiché è difficile pervenire ad una quantificazione del tempo, considerato insufficiente, che intercorre fra la penetrazione e l’orgasmo, si ricorre, per lo più, al criterio della presenza o assenza nell’uomo del controllo volontario sulla eiaculazione; a volte si fa riferimento anche alla soddisfazione sessuale della partner grazie alla possibilità di tale controllo [1], introducendo così un elemento strettamente relazionale nella stessa definizione. Non a caso, l’attenzione alla eiaculazione precoce è relativamente recente e legata anche al diverso modo di concepire la sessualità femminile rispetto al passato e all’importanza che oggi si attribuisce al piacere sessuale della donna non meno che dell’uomo.

Ovviamente, una mancanza di controllo occasionale o alle primissime esperienze sessuali non è sufficiente per parlare di eiaculazione precoce in termini di disturbo acclarato. Inoltre, bisogna considerare che la insoddisfazione sessuale della partner può dipendere, a sua volta, da problematiche specifiche della stessa, come per esempio la dispareunia o il vaginismo o l’anorgasmia.

Le cause dell’eiaculazione precoce possono essere di origine sia organica che psicologica. Occorre primariamente escludere ogni possibile causa organica e solo in seguito rivolgersi ad uno psicologo per un percorso psicoterapeutico, che potrà, a seconda dei casi, essere individuale o di coppia.

Dal punto di vista psicologico, è impossibile individuare in astratto la motivazione del disturbo per ogni singolo paziente. Occorre ricostruire con questi la storia e le caratteristiche del sintomo: è evidentemente differente il caso in cui esso si presenta regolarmente, in tutte le sue relazioni sessuali, da quello in cui è insorto e si è manifestato solo in una specifica relazione, o, ancora, da quello in cui si è verificato solo da un certo punto in poi della sua vita sessuale; è importante anche comprendere se i tempi di latenza fra l’inizio della stimolazione e l’eiaculazione durante la masturbazione siano o no nettamente più lunghi di quelli fra l’inizio delle spinte del coito e l’eiaculazione. Nel primo caso sembrerebbe, infatti, che sia il sostare dentro il corpo della donna a creare problemi.

Tutte le predette distinzioni sono importanti da compiere per comprendere se si tratti, per ogni singolo paziente, di problematiche legate ad una specifica relazione di coppia o al rapporto con la figura femminile in generale, così come interiorizzata, o al modo di vivere la sessualità e il piacere o a un evento traumatico. Rimando comunque all’articolo La sessualità come specchio delle nostre dinamiche relazionali nella categoria del blog Sessualità e disturbi sessuali per comprendere come i disagi che si manifestano nell’ambito della sessualità vadano letti all’interno di una visione relazionale.

A queste eventuali problematiche di fondo di cui sopra è inevitabile che poi si aggiunga l’ansia anticipatoria, cioè l’ansia di incorrere ancora una volta, ad ogni nuovo rapporto sessuale, nella frustrazione derivante dal sintomo stesso, che, circolarmente, non fa che ampliarlo, fino, a volte, a condurre a preferire astenersi dalla sessualità che rischiare di “fallire”.

È importante la reazione manifestata dalla partner che può ingigantire o aiutare a sdrammatizzare il senso di fallimento e di vergogna associato al sintomo. Ma è anche evidente che è possibile venire a capo dello stesso solo se nell’uomo non si instaura un atteggiamento di negazione del problema, magari anche solo per vergogna. Non c’è alcuna colpa nelle proprie sintomatologie e vulnerabilità, e prendersi cura delle stesse chiedendo aiuto non solo è un modo di prendersi cura di sé, ma è anche un segno di forza.

[1] Per i sessuologi pionieri della disciplina Master e Johnson (1970) si trattava della incapacità dell’uomo di inibire l’eiaculazione abbastanza a lungo da consentire alla propia partner di raggiungere l’orgasmo nel 50% dei rapporti; per Helen Singer Kaplan della assenza di controllo volontario dell’eiaculazione, per il DMS-III R (l987), della: “persistente o ricorrente eiaculazione con minima stimolazione sessuale prima, durante o subito dopo la penetrazione e prima che la persona lo desideri”.

Marisa Faioni – psicologa psicoterapeuta dell’adulto e dell’adolescente – Milano

psicoterapia individuale – di coppia – di gruppo

http://www.psicoterapia-milano.eu

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