L’URGENZA SESSUALE DEGLI UOMINI

leone

http://www.mille-animali.com/animali/mammiferi/leone.php

 

Molti uomini rappresentano il proprio genere di appartenenza come caratterizzato da una urgenza sessuale costitutiva, da impulsi sessuali impellenti e incoercibili. Come si trattasse solo di una questione meramente fisica, di natura organica: l’uomo deve liberarsi della pressione del liquido seminale, deve in un modo o nell’altro “sfogarsi”. È una questione di natura – dicono. Ma anche molte donne concepiscono la sessualità maschile in tal guisa, mentre attribuiscono a sé una sessualità di minor intensità e alla quale, comunque, si può più facilmente rinunciare. Del resto non hanno un liquido seminale da evacuare, loro.

Ho sentito uomini quasi vergognarsi, o vergognarsi francamente, quando non hanno avvertito in sé quella urgenza e donne disprezzare gli uomini che si sottraevano alle loro profferte sessuali appellandoli “gay” (dimostrando così un doppio pregiudizio), come se un uomo, che fosse davvero tale – questo il senso del loro dire – non potesse che eccitarsi di fronte ad una qualsiasi occasione che gli si propone di fare del sesso. E non si creda che questo accada necessariamente fra persone culturalmente “rozze”.

Persino in ambito scientifico, come ci segnala l’interessante articolo Uomini promiscui, donne caste e altre leggende sui generi di Cordelia Fine e Mark A. Elgar nel numero attuale de Le scienze [1], si è ritenuto a lungo che si potesse spiegare la differenza nei comportamenti sessuali fra maschi e femmine, ritenuti più promiscui i primi e più “caste” le seconde, in termini strettamente evolutivi, legittimando così la naturalità di questa differenza, fino alle ricerche più recenti che hanno ribaltato molti presupposti di tale visione. [2]

Personalmente credo che un rapporto fra i sessi basato su maggior reciprocità e rispetto di quello tuttora esistente nella società passi attraverso un cambiamento non solo nel modo di concepire le donne, ma anche gli stessi uomini, da parte di tutti. Gli uomini dovrebbero, a mio avviso, ribellarsi di fronte ad una immagine così squalificante di sé, che li priva della possibilità, almeno nelle aspettative diffuse, di scegliere e di esprimere la loro soggettività oltre ogni meccanicismo “animalesco” (che poi, anche il mondo animale si presenta molto più complesso dal punto di vista sessuale di quanto risulti da  questo stereotipo di genere: si veda la nota 2).

Sappiamo, fra l’altro, quanta pressione le aspettative sociali producono sulla mente e i comportamenti delle persone, in un circolo vizioso!

[1] Le scienze, novembre 2017, numero speciale: La nuova scienza di sesso e genere, pp. 37-41

[2] In questo articolo emerge che, secondo la teoria più tradizionale, la selezione sessuale (che, come quella naturale, fa sì che alcun individui abbiano più successo di altri) agirebbe con più forza nei maschi che nelle femmine, rendendo i primi più competitivi sessualmente. Ciò dipenderebbe dal fatto che vi sarebbe un’asimmetria fra i sessi nell’investimento sulla riproduzione, poiché le femmine investirebbero di più dei compagni: lo si desumerebbe sia dalla differenza dei gameti, “l’ovulo [é] grande e grosso invece dello spermatozoo piccolo ed esile” (ivi, p. 39), sia dall’impegno nella gestazione, e nell’allattamento nei mammiferi, e nella protezione. “Così, proprio come un consumatore sceglie un’automobile con molta più cura rispetto a un piccolo oggetto economico usa e getta, secondo la teoria di Trivers il sesso che investe di più – in genere quello femminile – per accoppiarsi accetta solo il miglior partner possibile. E qui sta il bello: il sesso che investe di meno – di solito quello maschile – ha comportamenti che, idealmente, distribuiscono il più possibile seme abbondante e poco costoso”. (ivi, p. 39) Tuttavia, negli ultimi decenni, sarebbe emerso che la natura “dimostra di non essere per niente semplice e chiara come indicherebbe questa linea di ragionamento, nemmeno per gli animali non umani”, dove in molte specie “una quota rilevante di femmine […] non riesce a riprodursi. E non è detto che la promiscuità maschile sia la norma” (ivi, p. 39). Figuriamoci nella nostra specie dove la faccenda è resa ancora più complessa dalla inefficienza dell’attività sessuale (poiché il coito non è coordinato con l’attività ormonale, come avviene in altre specie per far sì che il sesso sia finalizzato alla riproduzione) e dagli aspetti ambientali e culturali. “Anche se sicuramente il sesso influisce sul cervello, questa argomentazione non tiene conto di una tesi sempre più dimostrata nella biologia evolutiva: la prole non eredita solo i geni, ma anche un particolare ambiente sociale ed ecologico che può svolgere un ruolo determinante nell’espressione dei tratti adattivi”. (ivi, p.41)

 

Marisa Faioni – psicologa psicoterapeuta dell’adulto e dell’adolescente – Milano

psicoterapia individuale – di coppia – di gruppo

http://www.psicoterapia-milano.eu

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