RICORDARSI I SOGNI

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Joan Miró, Il carnevale di Arlecchino, Albright-Knox Art Gallery di Buffalo (Stati Uniti d’America)

http://cultura.biografieonline.it/miro-carnevale-di-arlecchino/

I sogni sono le nostre più intime opere d’arte, i film di cui noi  – o almeno una parte di noi – siamo i registi, le trasfigurazioni della nostra più segreta interiorità.

Ogni persona ha un proprio caratteristico stile onirico che può anche cambiare nel tempo.

Durante il percorso psicoanalitico, anche i pazienti che all’inizio non ricordano mai i sogni [1], arrivano a incuriosirsi delle produzioni oniriche e a raccontarle doviziosamente, grazie al fatto di acquisire via via dimestichezza con il proprio mondo interno, di entrare sempre più in contatto con la propria mente e i suoi simboli, conferendo loro valore.

Ho presente, poi, alcuni pazienti che all’inizio sognano in modo iper-realistico e quando descrivono i loro sogni li “aggiustano”, rendendoli ancora più realistici: temono la loro fantasia, si difendono dalle loro emozioni/rappresentazioni e dal presunto giudizio negativo dell’ascoltatore su di esse con la razionalizzazione. Con il procedere del lavoro analitico, però, espandono la propria espressività e abitano sempre più il loro multiforme Sé, anche liberando l’attività onirica.

Se pensiamo a quanta parte della nostra vita trascorriamo dormendo, non ricordarsi i  sogni è davvero un peccato.

[1] Gli studi di neurofisiologia del sonno ci testimoniano che sogniamo tutte le notti nelle fasi REM (Rapid Eye Movement) .

Marisa Faioni – psicologa psicoterapeuta dell’adulto e dell’adolescente – Milano

psicoterapia individuale – di coppia – di gruppo

http://www.psicoterapia-milano.eu