IL MALTRATTAMENTO PSICOLOGICO NELLA COPPIA: CARATTERISTICHE DELLA VITTIMA

Rapporti di coppia. Terapia di coppia
Intrecci di coppia

Quando si parla di maltrattamento psicologico nell’ambito di una relazione di coppia, si fa riferimento inevitabilmente a una dinamica più o meno continuativa, non a un comportamento puntuale di uno dei partner.

Chi è chiamato ad offrire un aiuto psicologico, non può perciò non domandarsi cosa rende difficile al partner vittima sottrarsi ad una relazione che è fonte continua di dolore e mortificazione [1]. Assistiamo infatti, spesso, a persone che rimangono per anni con il compagno psicologicamente violento, come se non potessero autorizzarsi a interrompere la relazione, come se pensassero di non potersi meritare che ciò che ricevono. La vittima, inoltre, come si riscontra frequentemente, si aggrappa saldamente alla speranza/convinzione di riuscire prima o poi, con la forza del proprio amore, a cambiare il persecutore, ad ammansirlo, a portarlo ad amarla senza umiliarla.

C’è chi sostiene [2] che non vi sarebbe un profilo di personalità che tipicamente connota la vittima, a differenza di quanto accade nel maltrattante che rientra per lo più nella diagnosi di disturbo narcisistico di personalità. Si può pensare ad un disturbo di personalità dipendente, anche se mi è capitato più volte di constatare con sorpresa che donne vittime di violenza psicologica [3] manifestano, in ambiti differenti da quello della relazione di coppia, tipicamente in quello del lavoro, la capacità di assumere in autonomia responsabilità anche molto gravose, per poi, per contro, essere totalmente prone in ambito casalingo alle scelte fatte dal partner, convinte come sono di non essere in grado di decidere correttamente. Per lo più le vittime non riescono a fare mente locale su questi aspetti contraddittori di sé, come se ignorassero una parte rilevante delle proprie modalità relazionali, come se non riuscissero a vedersi nella loro complessità. Possiamo parlare allora di stati multipli della mente, di multipli Sé scissi, non in comunicazione fra loro.

Nella loro storia familiare ho rintracciato una vicenda di trascuratezza emotiva, di non visibilità dei bisogni affettivi e di crescita, di svalutazione costante, nonché di abuso di potere da parte delle figure che avrebbero dovuto essere accudenti. Non sempre è facile far emergere questa condizione passata perché è stata tale la svalutazione dei propri bisogni che la vittima ha finito con il non registrarli più, con il non conferire peso specifico al proprio sentire, con il dare per scontata la squalificazione di sé.

I partner vittima di una dinamica di maltrattamento psicologico in una coppia possono giovarsi di un percorso psicoterapeutico ad orientamento psicoanalitico per arrivare ad attribuire valore a se stessi, a riconoscere pienamente e quindi a porre fine alla condizione di maltrattamento (ciò che per lo più si traduce nella necessità di allontanarsi dal maltrattante).

[1] Mi sembra che a volte si rinunci a porsi questa domanda per timore di apparire collusivi con il maltrattante che scarica sempre sulla vittima la colpa del suo comportamento violento. Ma non si tratta di una domanda colpevolizzante. Si tratta di una domanda necessaria e preliminare alla possibilità di aiutare la vittima affinché si emancipi, affinché trascenda le motivazioni profonde sottese alla sua sopportazione ad oltranza. Non si può infatti parlare di colpe in spinte al comportamento per lo più non consapevoli, come poi si vedrà. Questo vale peraltro anche per il maltrattante che è portato alla sua condotta perversa da una condizione psicologica di grande vulnerabilità, anche se rimane certo che egli vada fermato! Il comprendere le ragioni profonde di un individuo, qualsiasi cosa abbia fatto, non deve infatti essere confuso con il giustificarne la condotta senza porvi degli argini. Quello che intendo dire è che ci sono due piani distinti, seppur intrecciati, uno fattuale e uno psicologico. Quando ci posizioniamo nel primo ambito dobbiamo fare sì che la violenza cessi, con tutti gli strumenti possibili, compresi quelli legali. Quando ci posizioniamo nel secondo ambito, dobbiamo aiutare la persona ad assumersi le sue responsabilità superando le ragioni che lo tengono in balia di modalità relazionali nocive. Altrimenti sì che colludiamo con la dinamica violenta, ripetendo il comportamento della vittima che giustifica continuamente il suo persecutore permettendo che continui a perpetrare il maltrattamento.

[2] Per esempio, Sandra Filippini in Relazioni perverse. La violenza psicologica nella coppia, Franco Angeli, Milano, 2005, p. 62.

[3] Conosco per lo più vittime donne sia in relazioni eterosessuali che omosessuali.

Marisa Faioni – psicologa psicoterapeuta dell’adulto e dell’adolescente – Milano

psicoterapia individuale – di coppia – di gruppo

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