IL MALTRATTAMENTO PSICOLOGICO NELLA COPPIA: CARATTERISTICHE DEL MALTRATTANTE

Rapporti di coppia. Terapia di coppia
Intrecci di coppia

 

Il maltrattamento psicologico nasce sul terreno della struttura narcisistico-perversa della personalità del maltrattante, cioè su di un tratto del carattere generalmente piuttosto stabile e difficile da cambiare.

La violenza psicologica perpetrata da uno dei due partner della coppia si manifesta attraverso il controllo, la manipolazione, l’intrusione nelle amicizie e nelle frequentazioni del partner vittima, nel provocarne l’isolamento, nel renderlo oggetto di intimidazioni e minacce, nell’appropriazione del suo denaro per renderlo dipendente anche economicamente, nel comportamento fortemente svalutante e denigratorio.

Il maltrattante sminuisce l’altro per emergere e acquisire una buona stima di sé, attraverso la conquista del potere; non è in grado di empatia, di mettersi nei panni del partner che viene “deumanizzato” e sfruttato per i propri fini difensivi e il proprio piacere perverso; non conosce la compassione, il rispetto, la reciprocità. Per lo più manipola la verità e si avvale con frequenza della menzogna o comunque di una comunicazione confusiva [1].

Alla base del comportamento del maltrattante c’è il bisogno di difendersi da tratti depressivi, di evitare la sofferenza connessa alla dipendenza e al conflitto interiore che viene proiettato all’esterno, scaricato sulla vittima per liberarsi di esso e dell’ansia che ne scaturisce. Trionfare sul partner, dominarlo, squalificarlo, serve a denegare il bisogno di quest’ultimo e la dipendenza nei suoi confronti.

Difficilmente il maltrattante chiederà di accedere ad un percorso psicoterapeutico poiché  vive i suoi comportamenti, che sono “tipicamente clandestini e mimetizzati dietro facciate di normalità” [2], in modo ego-sintonico. È relativamente più facile che sia il partner vittima ad accedervi, anche se con non poche difficoltà.

[1] In Filippini S., Relazioni perverse. La violenza psicologica nella coppia, Franco Angeli, Milano, 2005, p. 38, si legge: “Allo scopo di mantenere il potere, egli mette in atto una forma perversa di comunicazione, che consiste nel rifiuto della comunicazione diretta e nel ricorso a messaggi, per così dire, “trasversali”, messaggi che minacciano e intimidiscono. Si può realizzare uno scollamento tra messaggio verbale e comunicazione paraverbale, o, come dicono i teorici della pragmatica linguistica, tra messaggio di contenuto e messaggio di relazione. Il perverso, cioè, può proferire una minaccia con un tono di voce neutro e con il volto impassibile, così come può, al contrario, esprimere un contenuto leggero o indifferente con un’espressione che incute timore. L’importante è disorientare l’altro, tenerlo costantemente sotto scacco. “.

[2] Ivi, a p. 33.

Marisa Faioni – psicologa psicoterapeuta dell’adulto e dell’adolescente – Milano

psicoterapia individuale – di coppia – di gruppo

http://www.psicoterapia-milano.eu

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