IL TEATRO DELLA MENTE: PLURALITÀ DEGLI STATI DEL SÉ E MECCANISMI DISSOCIATIVI NORMALI E PATOLOGICI

Narrativa e psicologia
Parole in prestito

“Si può […] paragonare la mente dell’uomo a un teatro di grandezza indefinita il cui proscenio è molto ristretto ma il cui palcoscenico diventa più ampio man mano che si allontana dal proscenio. Su questo proscenio illuminato c’è posto per un solo attore. Questi entra, si muove per un momento, e poi esce; ne arriva un altro, poi un altro, e così via… Tra la scena e il lontano retroscena, vi sono moltitudini di forme oscure che possono essere richiamate sul palcoscenico […] e tra queste folle di attori hanno luogo incessantemente ignote evoluzioni”. [1]

Il paragone effettuato da Hippolyte Taine nel XIX secolo fra mente e teatro si attaglia piuttosto bene alla concezione psicoanalitica relazionale secondo cui la prima è costituita, in ragione di meccanismi dissociativi, da differenti stati del Sé – cioè nuclei della personalità che organizzano coerentemente i sentimenti, i pensieri, i ricordi, le modalità di relazionarsi e le rappresentazioni di Sé e degli altri – che si alternano nella vita cosciente (il proscenio) dove sono di volta in volta vissuti come “Io”.

Per meglio comprendere, possiamo affermare che i meccanismi dissociativi operano normalmente nella ordinaria vita di tutti i giorni al fine di selezionare le configurazioni mentali più adatte di volta in volta allo specifico contesto e compito in cui e per cui l’individuo si trova ad agire; si tratta dunque di meccanismi adattativi, che consentono al contempo di attivare i modi di essere più funzionali alle circostanze e di preservare un senso di continuità di sé malgrado la pluralità degli stessi.

“Una relazione flessibile fra stati del Sé attraverso l’uso della dissociazione normale è ciò che permette ad un essere umano di affrontare le richieste sempre mutevoli della vita con creatività e spontaneità; è ciò che conferisce a un individuo la straordinaria capacità di negoziare tra carattere e cambiamento: di rimanere cioè se stesso nel cambiamento” [2].

Accanto ai meccanismi ordinari esiste, poi, la struttura dissociativa patologica che insorge in presenza di traumi: essa si caratterizza per  una “rigida balcanizzazione dei vari aspetti del Sé” [3] alcuni dei quali risultano come segregati, ma non per questo non in grado di produrre effetti psicologici. Le difficoltà che si creano in presenza di tale struttura di personalità stanno nel fatto che gli affetti e i bisogni di cui sono portatori quegli stati del Sé segregati non sono negoziabili con quelli degli altri stati perché non in relazione fra loro, ma appunto dissociati. Ne seguiranno comportamenti contraddittori, oscillazioni consistenti nei modi di essere, e, talvolta, un vissuto di incoerenza o di perdita di unitarietà.

Come si vedrà nel prossimo post, esistono vari tipi di traumi in grado di produrre effetti dissociativi.

Attraverso un percorso psicoanalitico diviene possibile reintegrare la personalità senza perdere la ricchezza delle sue articolazioni interne per ristabilire una buona fluidità e flessibilità fra i diversi aspetti del Sé.

[1] Taine, H., 1871, citato in Bromberg, P.M., Destare il sognatore, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2009, p. 3.

[2] Bromberg, P.M., ivi, p. 2.

[3] Ivi, p.3.

Marisa Faioni – psicologa psicoterapeuta dell’adulto e dell’adolescente – Milano

psicoterapia individuale – di coppia – di gruppo

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