DISTURBI DEL DESIDERIO SESSUALE: L’IMPOTENZA PSICHICA

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Antonio Canova, Amore e Psiche, 1788-1793, Museo del Louvre

 

http://www.barbarainwonderlart.com/2014/11/07/amore-e-psiche-la-favola-eterna/

È un’esperienza piuttosto diffusa quella che vede l’amore in conflitto con il desiderio sessuale: quante persone potrebbero infatti raccontare come il loro amore abbia finito a lungo andare col suscitare solo un blando desiderio, se non addirittura con l’infliggergli presto o tardi il colpo di grazia, salvo, poi, come quel desiderio, morto e sepolto, sia resuscitato intatto e vivo in rapporti occasionali o privi di un’affettività coinvolgente o nei confronti di persone inaccessibili?

Freud parlava di impotenza psichica per riferirsi a “una limitazione della capacità di desiderare e sostenere il desiderio” [1] nell’ambito di una esperienza d’amore, e vedeva in essa il “male” a causa del quale si ricorreva alla cura psicoanalitica con maggior frequenza. E benché il pensiero di Freud si inserisse all’interno di un preciso quadro sociologico e si riferisse, coerentemente con la sua epoca, solo alle persone di sesso maschile, possiamo affermare che tutt’oggi, sia in molti uomini sia in molte donne, un amore carico di sentimento e affetto risulta dissociato dal desiderio appassionato.

Potremmo chiederci cosa nelle relazioni d’amore stabili si ponga contro il desiderio, se sia inevitabile che in esse si instauri quella abitudine che sicuramente è la morte dell’eros.

Che la sessualità sia di per sé dirompente, eversiva e una minaccia all’ordine costituito lo si vede bene nelle opere letterarie come nella realtà. Potremmo citare fra le prime, una per tutte, 1984 di George Orwell, dove il sesso permette di sfuggire al Grande Fratello e di combatterlo: “Il loro amplesso era stato una battaglia, l’orgasmo una vittoria. Era un colpo inferto al Partito. Era un atto politico.” [2]. Ma lo si è visto anche nel movimento sessantottino, appunto nella cosiddetta rivoluzione sessuale, nonché nel fatto che la regolamentazione della sessualità ritenuta lecita e la censura del desiderio siano sempre stati un modo di controllare le coscienze, ampiamente usato per esempio dalla Chiesa, ma non solo, e rivolto di solito in modo ancora più stringente nei confronti delle donne.

L’eccitazione sessuale non può essere né voluta né controllata dalla volontà, è priva di regole e imprevedibile. Il sesso, inoltre, implica il superamento di confini, tanto fisici quanto identitari, comporta infatti un abbandonarsi temporaneamente all’altro: tutto ciò lo carica senz’altro di una dose di rischio che è al contempo attraente e minaccioso.

In contrapposizione all’anarchia e all’avventurosità del desiderio che oltrepassa i limiti, si pone negli esseri umani il bisogno altrettanto significativo di legami sicuri, stabili, affidabili. È in questa antitesi fra il bisogno da un lato del familiare e del prevedibile, dall’altro dell’ignoto e del misterioso, che si insinua il pericolo della impotenza psichica come scissione che difende dal conflitto di bisogni in urto fra loro.

Come ci suggerisce lo psicoanalista Mitchell, è il bisogno di sicurezza che rischia di farci sovrastimare l’affidabilità di una relazione e di indurci a pensare che non ci sia più nulla di sconosciuto nel partner di sempre, perché tenere viva la curiosità nei suoi confronti e il senso di avventura inoculerebbero anche un vissuto di precarietà in quella relazione in cui vorremmo invece sentirci a casa, una casa con le porte blindate, ma così blindate da divenire impenetrabile al nuovo. Il senso di stabilità di una relazione d’amore si fonda per lo più su di una illusione e una collusione delle parti che ha come prezzo il bandire il desiderio. Ma altrettanto illusorio è anche il desiderio di ciò che appare inaccessibile. “Desiderare gli oggetti che non sono disponibili significa segregare il desiderio in un ambito nel quale il suo destino è già determinato. L’amore non corrisposto è doloroso ma sicuro. Viceversa, il senso di sicurezza, possesso e proprietà che spesso si sviluppa nelle relazioni stabili è in parte un espediente basato su fantasie di durata”. [3]

È possibile eludere questa illusorietà nelle relazioni e coniugare amore e desiderio? Una via d’uscita è nel poter tollerare un certo livello di insicurezza che implica il non dare per scontato l’altro. Ma ovviamente ciò è possibile quando nella storia dei propri legami originari di attaccamento non si è sperimentata troppa precarietà, quando i vissuti abbandonici non sono soverchianti o quando si è fatta esperienza della possibilità di affidarsi all’altro da cui si dipendeva senza venire traditi nella fiducia o manipolati. Altrimenti un percorso psicoanalitico che permetta di trascendere le proprie matrici relazionali per non ripetere continuamente le esperienze precoci, può aiutare a venire a capo dell’impotenza psichica.

[1] Mitchell, S., L’amore può durare? Il destino dell’amore romantico, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2003, p.13. Più specificamente nel 1912, nel secondo contributo della Psicologia della vita amorosa, e cioè in Sulla più comune degradazione della vita amorosa, Freud affermava: “Non possiamo sottrarci alla conclusione che oggi il comportamento amoroso dell’uomo, del nostro mondo civile, è improntato a impotenza psichica. Solo in una minoranza delle persone colte la corrente di tenerezza e quella sensuale si armonizzano reciprocamente; quasi sempre, nella attività sessuale, l’uomo si sente limitato dal rispetto per la donna e sviluppa la sua piena potenza solo quando ha dinanzi a sé un oggetto sessuale degradato.”

 [2] Orwell, G., 1984, Oscar Mondadori, Milano, 2012, p.132.

[3] Mitchell, S., cit. p. 21.

Marisa Faioni – psicologa psicoterapeuta dell’adulto e dell’adolescente – Milano

psicoterapia individuale – di coppia – di gruppo

http://www.psicoterapia-milano.eu

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